“Gli Occhi del Parco” e la Retrogradazione di Venere del 1980

Quando Gli Occhi del Parco (The Watcher in the Woods) uscì nelle sale nel 1980, il pubblico della Disney non era preparato a un film dal carattere cupo e inquietante. Diciamolo pure, un vero e proprio horror. Alla fine degli anni ’70, il panorama cinematografico mondiale, e in particolare quello hollywoodiano, stava vivendo una profonda transizione. Si stava esaurendo la stagione d’oro della New Hollywood – caratterizzata da film d’autore più politici e realistici – per fare spazio alla nascita del cinema commerciale moderno e dei primi blockbuster. È in questo retroterra che si apre l’età dell’oro dei generi fantascienza e horror, tipicizzati dalla suspense e dalla tensione psicologica. La Disney, di conseguenza, sentì la necessità di ampliare il proprio pubblico includendo una fascia d’età più matura tra gli spettatori. Un progetto che all’epoca non riuscì pienamente perché la Disney era ancora fortemente associata a un immaginario familiare fatto di fiabe e avventure per bambini, e l’idea che potesse proporre un racconto dominato da atmosfere gotiche e suggestioni soprannaturali risultò piuttosto spiazzante. La storia, infatti, ruota attorno alla scomparsa di Karen, una ragazza svanita nel nulla durante un’eclissi di Sole verificatasi trent’anni prima dei fatti narrati. La Signora Aylwood, sua madre, interpretata da una bravissima e intensa Bette Davis, vive da allora in uno stato di profondo lutto e cinismo. Quando la famiglia Curtis si trasferisce nella casa immersa nel bosco di sua proprietà, la giovane figlia Jan comincia a percepire presenze e messaggi che, con l’aiuto della sorellina Ellie, la guidano verso la risoluzione del mistero. È lei a intuire che la scomparsa di Karen è legata più al mondo dell’occulto che non ad un semplice incidente.

La produzione del film fu altrettanto inquieta. Fu il finale originale a non convincere il pubblico, tanto che la Disney fu costretta a tornare sui suoi passi. Il regista John Hough venne affiancato da altri professionisti, tra cui Vincent McEveety, per creare nuove scene e rielaborare il finale; il film fu ritirato dopo la prima uscita, e dopo diverse prove con finali alternativi fu ripresentato nella sua forma definitiva. La revisione fu un tentativo di ricucire le tensioni tra le diverse visioni artistiche emerse durante la produzione; la Disney cercava un equilibrio tra l’atmosfera inquietante voluta dal regista e le esigenze del pubblico e questo processo di aggiustamento contribuì a dare al film la sua seconda e più stabile identità. Gli Occhi del Parco, in altre parole, ebbe due vite: una prima apparizione che fu poco digeribile e una seconda versione sicuramente più riuscita. Questa dinamica apparentemente di poco conto, se osservata attraverso l’analisi astrologica, diventa piuttosto significativa. Riporto di seguito le tappe del processo.

Il film uscì per la prima volta allo Ziegfeld Theater di New York il giovedì del 17 aprile 1980, quando Venere si trovava a circa 13° dei Gemelli, ancora diretta ma già vicina al tratto di cielo che avrebbe ripercorso durante la retrogradazione.

Quattro giorni dopo, il lunedì del 21 aprile, Venere entrò nella zona d’ombra della retrogradazione a 16°03′ dei Gemelli, ovvero il momento in cui Venere avrebbe iniziato a mettere in discussione il prodotto creato evidenziando tutte le mancanze e fragilità della produzione. È esattamente in questa finestra temporale, dopo dieci giorni dalla sua uscita, che la Disney ritirò la pellicola dalle sale. La prima uscita non resse alla prova del nove perché era ancora “incompleta”, ancora da ricalibrare.

La retrogradazione vera e propria iniziò il sabato del 24 maggio, con Venere a 02°35′ del Cancro, un grado lunare, materno, legato alla famiglia, al lutto e alla memoria. È il grado perfetto per una storia che parla di una madre che ha perso la figlia. Come avviene in ogni retrogradazione, Venere scompare alla vista per quaranta giorni circa per entrare nel mondo sotterraneo, ma nel 1980 scomparve nel segno del Cancro, la casa della Luna. Riferendoci a due storie classiche fortemente associate al ciclo di Venere nella tradizione greca e mesopotamica, è un evento che corrisponde alla discesa di Persefone nel mondo di Ade o a quella di Inanna nel regno di Ereshkigal. Il film, sorprendentemente, visse la stessa condizione; fu ritirato, sospeso e portato “negli inferi” per affrontare il suo processo di ristrutturazione.

Quando Venere tornò diretta il lunedì del 7 luglio, lo fece come di norma sul grado dell’ingresso nella zona ombra, a 16°03′ dei Gemelli, un segno governato da Mercurio – il viaggiatore tra i due mondi – e anche dal numero due, la duplicazione e i poli opposti. È una simbologia che ricorre più volte nel film, dalla presenza delle due sorelle Jan ed Ellie alle due dimensioni che si sovrappongono – il visibile e l’invisibile – fino ai due finali e alle due uscite della pellicola.

Il ciclo si chiuse il sabato del 9 agosto, quando Venere raggiunse di nuovo i 02°35′ del Cancro, il grado della retrogradazione. Nei mesi a seguire la revisione fu compiuta e la storia venusiana risolta. Il film, ormai stabilizzato nella sua seconda versione, tornò nelle sale l’anno successivo con un esito migliore, il venerdì del 9 ottobre 1981, con Venere sulla cuspide tra lo Scorpione e il Sagittario. La seconda uscita funzionò e il pubblico rispose diversamente, un evento che rappresenta la rinascita venusiana, il ritorno di Inanna alla luce e il ritorno di Persefone alla madre. Diversi anni dopo, il 21 ottobre 2017, anno della retrogradazione di Venere in Ariete, avvenne un’altra ripetizione: uscì una nuova versione della pellicola ma con un titolo diverso, Il Mistero di Aylwood House, realizzata per il canale televisivo Lifetime.

Anche il romanzo che ispirò il film ebbe una sorte simile. A Watcher in the Woods, scritto da Florence Engel Randall, uscì nel 1976 per Atheneum Books come un racconto del mistero dalle tinte gotiche, destinato a un pubblico giovanile. Quattro anni più tardi, nel 1980, mentre la Disney preparava l’adattamento cinematografico, il libro venne ripubblicato da Scholastic Book Services con un nuovo titolo, The Watcher in the Woods, e una veste leggermente modificata per allinearsi alla distribuzione del film. Anche il romanzo, dunque, ebbe due vite editoriali.

Questa corrispondenza tra astrologia, mito, cinema e fiction indica che Gli Occhi del Parco, più che essere un film costruito attorno a un mistero soprannaturale, sembra rispondere a una struttura simbolica più profonda. Senza entrare troppo nel dettaglio, è possibile intravedere alcune corrispondenze archetipiche tra i personaggi principali del film e le figure del mito di Inanna e Persefone. Bette Davis incarna una Demetra moderna, irrigidita nel lutto e nel cinismo dopo la scomparsa della figlia. Karen è Inanna, la Venere liminale che attraversa la soglia e ritorna al mondo terreno, ripetendo la dinamica della discesa e della rinascita. Jan è il tramite, la messaggera, Mercurio/Hermes/Nabû, capace di percepire ciò che sfugge agli adulti e di ricomporre i pezzi della vicenda. Ma se Jan rappresenta Mercurio nella sua forma cosciente e interpretativa, Ellie ne è la controparte istintiva. La bambina non decodifica come la sorella, è piuttosto una ricevente. È la Luna nella sua espressione più pura e medianica, ma anche Mercurio nella sua funzione automatica di trasmissione, perché scrive sulle superfici riflettenti i messaggi che la attraversano, diventando un canale involontario e inconsapevole tra il visibile e l’invisibile. Luna e Mercurio, nella trama, lavorano insieme come due poli della stessa funzione. Ma ora lascio che siate voi ad avventurarvi “nei sotterranei” del film per scoprire altre corrispondenze e i rimanenti frammenti del mistero. Sempre che vi piacciano gli horror…

“Let the Illusion of the World pass over thee,
unheeded, as thou goest from the Midnight
to the Morning” – Aleister Crowley –

Fonte: Film “Gli Occhi del Parco” in lingua originale (Internet Archive).